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Premessa - Agonie. Angosce

Chiara Pasetti

    Con Agonie e Angosce si apre, all’interno delle opere giovanili, la serie degli scritti intimi.
    È « la storia di un pensiero, e non la storia di una vita », in cui Flaubert fa sentire la propria voce come uomo, come pensatore, e quasi come profeta ; le rivelazioni dello spirito « hanno preceduto quelle del cuore »,[1] e la via dell’autobiografia, che Flaubert sta aprendo, ha le sue chiavi nella riflessione filosofica (dedicata in particolare a Montaigne). Le riflessioni-confessioni di queste pagine, costruite sotto forma di pensieri, domande rivolte al lettore, massime, frammenti, riflessioni scritte in prima persona, partendo da alcune scene filosofiche che sono tutte, tranne una (la parabola del viaggiatore) prese da situazioni di vita vissuta, in particolare dalla sua, si situano marcatamente sul piano del puro
    La prima persona non è comunque assente nelle opere anteriori, ma compare sotto forma di interventi d’autore subordinati alla narrazione, o attraverso la scappatoia di un je astratto, filosofico o metafisico. Qui, « un povero ragazzo di 16 anni » firma dei « pensieri scettici » dedicati ad Alfred Le Poittevin, l’amico più caro degli anni dell’adolescenza.
    La dedica di Agonie porta la data del 20 aprile 1838, così come i frammenti numerati da I a IX, incorniciati da questa stessa data ripetuta. Flaubert vuole chiaramente indicare che i nove « pensieri scettici » sono stati redatti in una sola giornata. Ma la cronologia interna di Agonie moltiplica i tempi di scrittura : « questo lavoro incominciato due anni fa » (Agonie, frammento I) risalirebbe dunque all’anno 1836, epoca in cui Flaubert compone Un profumo da sentire o I Saltimbanchi e Rabbia e impotenza, nel quale si ritrova l’espressione « l’Agonia che va e i sogni d’inferno », in previsione dei titoli a venire. Ora, l’introduzione di Agonie, posta tra le dediche e il primo pensiero, e redatta su due foglietti differenti dagli altri, fissa una data iniziale diversa : « sarà pr esto un anno da quando l’autore ne ha scritta la prima pagina ». Si potrebbe far risalire questa introduzione all’anno 1837, e risulterebbe dunque contemporanea delle vecchie « chiacchierate dell’anno scorso » con Alfred, evocate nella dedica. Ma la difficoltà rimane circa una eventuale « prima pagina » scritta nel 1836. Non può essere né un pensiero di Agonie, tutte datate 1838, né l’inizio dell’introduzione, manifestamente scritta d’un sol getto.
    Se questa cronologia interna non è fittizia, la risposta è probabilmente da ricercare nel secondo insieme intitolato Angosce.
    I ventidue frammenti non portano alcuna data ; sono scritti su fogli numerati da Flaubert da 1 a 38, diversi da quelli che costituiscono Agonie. Esteriormente, nessun indizio materiale permette di collegare Angosce e Agonie. Che essi siano riuniti ormai sotto la stessa copertina, che siano stati sempre pubblicati insieme, camuffati sotto lo stesso titolo Agonies, pensées sceptiques, non prova la loro vicinanza nello spirito di Flaubert. Certo, la forma del frammento numerato, il tono, i temi, l’utilizzo della prima persona li avvicinano. Ma ciò che li accomuna in profondità è senza dubbio Alfred Le Poittevin, autore di un poema intitolato Heures d’angoisse, apparso nel Colibri del 21 agosto 1836. I tre momenti di scrittura, attestati da altrettanti manoscritti differenti, sarebbero quindi da ordinare in questo modo : 1836 per Angosce, contemporaneo del poem a di Alfred al quale il titolo rende omaggio ; 1837 per l’introduzione di Agonie ; 1838, sola data certa, per la dedica e i pensieri di Agonie. Così si spiegherebbe la tripla dedica ad Alfred : le due dediche di Agonies e, secondo l’ordine del manoscritto, la prima, che non porta il titolo dell’opera ma raggruppa, come in una grande busta che ne contiene di più piccole, Agonie e Angosce. Semplice ipotesi per tentare di risolvere la contraddizione degli anni.
    Ma l’essenziale è al di là di una ricostruzione della cronologia reale.
    Questi strati temporali differenti sono da leggere nel loro effetto di “slegamento”, che si aggiunge ad altre discontinuità: la dispersione dei « fogli » volanti, impilati in un « mucchio di carta », il plurale dei due titoli Agonie e Angosce che dividono l’unità di una « vita morale » in pensieri, in singoli soprassalti, il frammento numerato come modo di composizione (o di decomposizione), la molteplicità dei momenti e dei luoghi di scrittura (giorni di dubbio, momenti di noia, notti febbricitanti, « nel mezzo di un ballo », « sotto gli alberi », o « sugli scogli in riva al mare »), la mescolanza dei generi e dei toni così giustapposti, dall’affermazione personale alla massima generale, passando attraverso il racconto storico, il dialogo o la parabola filoso fica.
    È un’opera incompiuta e senza dubbio discontinua, intermittente, anomala, ma importante perché in essa l’indole dell’autore, contemplativa e riflessiva, venata di cinismo e più spesso d’ironia e di scetticismo, si fa sentire chiaramente, e apre la strada agli scritti successivi, di stampo autobiografico, tutti permeati da questo côté filosofico del suo spirito. Egli stesso confessa di aver riunito in queste pagine « uno sconfinato abisso di scetticismo e disperazione ».
    Il soggetto si disperde come le foglie al vento prima di congelarsi in una bestemmia o, alla fine di Angosce, in un passaggio ricopiato dal Voyage en enfer, apparso nel II frammento di Art et progrès del 1835, anch’esso imitato da Lamennais.




[1]J. Bruneau, Les Débuts littéraires de Gustave Flaubert, Armand Colin, Paris 1962, p. 239. La precedente frase tra virgolette si trova a p. 234.



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