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Premessa - Vita e lavori del Rev. P. Cruchard

Chiara Pasetti
    George Sand, amica e corrispondente di Flaubert per moltissimi anni, viveva a Nohant. Nella sua residenza aveva una vera e propria sala riservata al teatro, dotata di palco per gli attori e poltrone per gli spettatori, creata soprattutto per il figlio Maurice. La famiglia e gli amici si riunivano sia “per andare in scena”, sia per assistere agli spettacoli rappresentati : pièce serie o scherzose, basate su trame reali o improvvisate, oppure spettacoli delle marionette di Maurice. Era certamente un appuntamento divertente, che richiamava numerosi gli amici e i parenti.
    La sola idea doveva aver affascinato Flaubert, amante delle recite e degli spettacoli, ricordandogli il « biliardo » della sua infanzia, dove aveva rappresentato le sue prime composizioni per la famiglia e gli amici più stretti, in compagnia della sorella Caroline e dell’amichetto Ernest Chevalier.[1] Fra l’altro anche il teatro di Nohant si trovava in una sala da biliardo.
    Nell’estate del 1867 Flaubert scrive alla Sand che lui e Bouilhet avevano creato « il canovaccio di una commedia dai toni farseschi, che sarebbe proprio bello rappresentare al teatro di Nohant ».[2] Sand s’impegna ad allestirla con i suoi amici e parenti per Flaubert, e gli chiede di inviarle l’abbozzo. Si tratta verosimilmente de La Queue de la poire de la boule de Monseigneur, un’opera scritta di getto, di tono burlesco, scherzosamente licenziosa e anticlericale, che non superò mai lo stadio dello schizzo.[3] I due autori vi animano delle creature immaginarie che popolano la loro corrispondenza dagli anni 1860 in poi, e che servono loro anche da maschere. « Monsignore » è Bouilhet, chiamato così, stando alle dichiarazioni della nipote di Flaubert, «& nbsp;per la sua prestanza e le maniere un po’ complimentose ». Ella aggiunge inoltre, in una nota alla sua edizione della Correspondance dello zio, che

   

    questo soprannome farà nascere un arcivescovo ideale. C’era il gran vicario, che era mio zio. L’abate Bougon, curato del quartiere povero, un missionario, l’abate Serpet, Zéphyrin, nipote di M.lle Placidie, la stiratrice, Onuphre, cameriere di Monsignore, e parecchi altri. Per lunghi anni, questa facezia umoristica fu per mio zio, che amava molto questo genere di farse, una fonte di allegria ; gli iniziati si divertivano quanto lui.[4]

 

    E in effetti, nella corrispondenza Bouilhet-Flaubert, quest’ultimo, dopo essersi dato il soprannome di « Arcivescovo », diverrà il « Gran Vicario » di Bouilhet, il quale sarà, come già detto, « Monsignore ». Molto probabilmente questa farsa, fermatasi allo stadio iniziale, non conobbe gli onori del teatro di Nohant.
    Come si è visto, Bouilhet muore nel luglio del 1869 ; scompare così anche l’eminenza grigia a lui connessa, almeno fino alla comparsa di Cruchard.
    Ed è proprio con la Sand che rinasce, in Flaubert, lo “spirito della diocesi”. Tornando da Nohant nel 1873, dopo un soggiorno a casa dell’amica in cui c’era anche Ivan Turgenev, scrive alla Sand : « I vostri due amici Turgenev e Cruchard hanno filosofato […] da Nohant a Chateauroux, […] ».[5]
    Cruchard è « Gustave Flaubert, altrimenti detto R.P. Cruchard dei Barnabiti, direttore delle Signore della Disillusione », come attesta la sua firma.
    Ma Cruchard non è nato a Nohant per la Sand, e non risale neppure al piccolo universo burlesco creato con Bouilhet ; inizialmente Cruchard appartiene alla sfera famigliare. È un doppio che firma al posto di Flaubert le lettere alla nipote Caroline Hamard, non ancora sposata a Commanville, a partire dal 1866.[6] È la stessa persona che si firma talvolta « Ganachon », o « Vieille nounou », e nelle lettere agli amici « Orso delle caverne » e « San Policarpo ».[7] Cruchard rimane comunque circoscritto all’universo intimo dello scrittore, fino a che, nel 1873, egli decide di presentarlo a George Sand.
    Pur non essendo Cruchard un superstite del mondo clericale immaginario nato all’epoca di Bouilhet, Flaubert fa in modo di creare un legame con esso, quasi a inscrivere il suo personaggio d’invenzione in una continuità « burlesca », immaginando che la storia di Cruchard sia riportata dall’abate Cerpet o, nelle varianti, dall’abate Pruneau. Essi erano entrambi presenti nella commedia La Queue de la poire de la boule de Monseigneur, Pruneau come professore di retorica, e Cerpet (o Serpet) come gesuita missionario ; ed è ancora a questo titolo che egli riappare come biografo di Cruchard.
    Qualche anno dopo essersi soprannominato, con la nipote, « vieux Cruchard », Flaubert decide di far nascere il suo personaggio, e lo fa nascere, paradossalmente, con un’orazione funebre. Il soprannome del creatore s’incarna infatti in una creatura vera e propria nel momento in cui quest’ultima è ormai vissuta, e si può dunque raccontarne la Vita – con la lettera maiuscola, sul modello di quella dei santi che lo scrittore predilige.
    Questa creatura esce dunque dalla sfera privata di Flaubert verso l’ottobre 1873, quando l’autore invia a Nohant la sua « Memoria », e mette Cruchard accanto ai tanti personaggi grotteschi e buffi creati dall’amica per il suo teatro privato di marionette.
    Il 3 ottobre 1873 Sand, affascinata, loda il « bel poema » di Flaubert. E Flaubert, nonostante abbia scritto un’opera scherzosa, destinata a un’amica, e quindi senza grandi aspettative, in realtà sembra tenere alla sua creazione, al punto da criticarla e commentarla come qualsiasi altro dei suoi lavori letterari :

   

    Sono contento di avervi un po’ divertito con la biografia di Cruchard. Ma la trovo ibrida e il carattere di Cruchard non funziona ? […] L’archeologia è di troppo. Essa appartiene a un altro tipo di ecclesiastico ? Manca forse un passaggio ? Questa è la mia umile critica.[8]

 

    L’anno successivo chiede alla Sand di restituirgli lo scritto, per verificarlo, forse correggerlo, insomma per « rituffarcisi » e « ritemprarsi nel suo ideale ».[9] L’ideale consiste forse, sul piano letterario e anche su quello personale, nel creare un doppio racconto, un’(auto)biografia indiretta, di cui egli sarebbe contemporaneamente l’autore e il soggetto, lo scrittore e il testo. Si tratta insomma di un Flaubert-Cruchard visto e raccontato da un Flaubert-Cerpet.
    Non solo : in questo breve scritto l’autore fa filtrare alcuni temi e motivi caratteristici della creazione letteraria che in quel momento occupava i suoi pensieri, Bouvard e Pécuchet.
    Il titolo evoca quello di certe opere del XVIII secolo (si pensi a Vita e opinioni di Tristam Shandy di Sterne) ; il progetto è una sorta di parodia delle vite degli ecclesiastici, molto in voga nel XIX secolo (nel 1867, molto probabilmente l’anno di redazione de La Queue de la poire de la boule de Monseigneur, Flaubert ringrazia Alfred Canel per la sua Notice sur la vie et les écrits de l’abbé G.-A.-R. Baston, chanoine de Rouen, évêque nommé de Séez [10]). Vien dunque resuscitato il “Grand Siècle”, con scene pastorali e viaggi edificanti ; si riconosce la figura di Bossuet, e da lontano quella di Mademoiselle de Lavallière.
    Il ritratto di Cruchard fornito da Flaubert è ben lontano dall’anticlericalismo che permeava la farsa inventata con Bouilhet : il tono non è caustico e l’intento non è derisorio ; non vi è nulla di blasfemo, e anzi s’intravede lo sguardo benevolo e affettuoso del creatore nei confronti della sua creatura, anche perché, come già detto, certo egli mette qualcosa di sé nel suo reverendo.
    Dopo la morte di George Sand, Flaubert impersonerà ancora il ruolo di Cruchard per suo figlio Maurice. Ma, nel momento in cui si decide di pubblicare un’edizione della Correspondance della Sand, Flaubert chiede all’erede di cancellare dalle lettere i nomi di Cruchard e di San Policarpo, l’altro santo in cui amava incarnarsi e sotto il cui nome si firmava.[11] « Sostituite questi nomi con ciò che vi piacerà. Il pubblico non deve avere tutto di noi. Riserviamoci qualcosa per noi stessi. », scrive a Maurice ; e lo prega di firmare « Cruchard per voi, Policarpo per il genere umano, Gustave Flaubert per la letteratura ».[12]
    Il reverendo Padre Cruchard, dunque, dalla nipote Caroline fino all’amica scrittrice, non è mai uscito dai confini di una cerchia ristretta di intimi.
    Il testo della sua biografia, che si credeva perduto o disperso [13] nelle successive vendite dei manoscritti dello scrittore, e di cui solo la corrispondenza con Sand attestava l’esistenza, ricompare oggi grazie alla cura con cui la nipote Caroline Franklin-Grout – spesso accusata di aver modificato, manipolato o addirittura distrutto l’eredità dello zio – lo ha conservato. La versione che qui presentiamo è infatti, come gli altri testi inediti, una copia del testo di Flaubert trascritta dalla nipote, con ogni probabilità nella versione integrale.
    Il manoscritto di cui si dispone è costituito da un numero uguale di fogli rispetto a quello di Flaubert, apparso in un’asta e registrato dal catalogo dell’Hôtel Drout il 18 e 19 novembre 1831.
    Le dichiarazioni presenti nella corrispondenza, i cataloghi di vendita e le informazioni fornite dall’erede autorizzavano a credere che il testo iniziale potesse riapparire sotto due forme. Il maggior indizio della presenza di più manoscritti originali è dato dal titolo, che figura in tre modi differenti (nel catalogo di Drout, nella nota di Caroline alla sua edizione delle lettere dello zio, e infine nel testo che presentiamo, ricopiato dal manoscritto di Flaubert).
    Ci sarebbero dunque due o tre manoscritti distinti ; il già citato originale, inviato da Flaubert a Sand e una copia fatta dall’autore (o su richiesta dell’autore) in seguito alla sua lettera del 15 marzo 1874.

    Mentre gli autori Leclerc e Desportes lavoravano al testo di Cruchard per l’edizione francese di riferimento, Leclerc trovò una nota importante fra le carte di Jean Bruneau, il grande studioso di Flaubert di recente scomparso, cui si deve l’eccellente edizione della corrispondenza per la Pléiade di Gallimard. Questa nota ha permesso di far tornare alla luce una Vie de Cruchard pubblicata.
    Nel gennaio 1943 Jean Thomas, professore di Lettere all’Università di Lione, fa uscire, nel numero 16 della rivista Confluences, preceduta da una sua premessa, una versione di Vie et travaux du R.P. Cruchard. Il testo viene ripreso, sotto identica forma, due mesi dopo nel numero 37 di un’altra rivista, Voici, la France de ce mois, edita a Parigi.
    È sorprendente che la duplice pubblicazione del 1943 sia stata finora ignorata dal mondo della ricerca flaubertiana. Anche la Bibliographie des études sur Gustave Flaubert di Colwell, testo di riferimento per gli studi pubblicati sullo scrittore dal 1921 al 1959, non nomina il testo su Cruchard, e inserisce Jean Thomas soltanto alla voce « Critique ».[14]
    L’inedito che qui presentiamo è stato dunque dimenticato, e per ben due volte. Non si tratta esattamente dello stesso testo : fra quello pubblicato da Thomas e questo che segue si individuano una sessantina di varianti, la più importante nel titolo (nel testo di Thomas non è Cerpet che si è fatto biografo di Cruchard, ma Pruneau). Queste sono tutte presenti nel testo francese di riferimento.
    È difficile sapere quale delle due versioni è stata la « brutta » dell’altra, e quale Flaubert avrebbe sancito come definitiva. In ogni caso, se molte varianti sono imputabili a un’erronea lettura del manoscritto da parte di Caroline, la gran parte testimonia invece un autentico lavoro di revisione, riscrittura e correzione da parte dell’autore, prova del fatto che egli teneva al suo testo al punto da correggerlo, modificarlo, migliorarlo, cercare per le sue frasi « le mot juste », il buon ritmo, come faceva per tutte le sue opere.[15]
    Cruchard dunque non è soltanto un divertimento per pochi iniziati, ma è un vero e proprio personaggio letterario, minore, certo, ma un personaggio che le sue apparizioni e successive scomparse hanno contribuito a rendere quasi mitico.
    La scoperta di una versione sconosciuta del testo dà oggi corpo a ciò che era solo una chimera su un personaggio di fantasia delle molte “vite parallele” dello scrittore francese.

    Al termine di questi scritti inediti di Flaubert, e di quest’ultimo in particolare, che dà il titolo al nostro volume, e avendo presente che si tratta di testi che Flaubert non solo non scelse di pubblicare (i racconti giovanili), ma, nel caso degli inediti, che egli addirittura scrisse solo per sé o per pochi fedeli (Cruchard), allo scrittore normanno è dovuta, io credo, una “preghiera” di perdono, la stessa che gli rivolse idealmente Marie-Jeanne Durry, la prima autrice che ne pubblicò alcuni progetti inediti :

   

    Non solamente i flaubertisti, gli amanti di curiosità letterarie, ma ogni scrittore dovrebbe a sua volta vagabondarvi [fra i carnet inediti, e, si può aggiungere, fra i testi qui pubblicati], interrogarli, veder sorgere da queste macerie i grandi libri, e rimpiangere quelli che sono rimasti sepolti. Ma quanto a Flaubert, sappiamo bene che la nostra esplorazione va contro la sua volontà, e che il nostro amore di esumazione è sacrilego. E dunque, Voi che odiavate il Vostro tempo perché non conoscevate il nostro, Voi, Orso delle caverne, Reverendo Padre Cruchard, Elemosiniere delle Signore della Desolazione, san Policarpo, san Flaubert, abbiate la gentilezza di perdonarci questa devota profanazione.[16]

 


[1].Le imitazioni e le recite fatte da Flaubert, fin dall’infanzia, non su un vero e proprio palcoscenico di teatro, ma su quello da lui allestito con agli amici e la sorella, che comunque ne ricalcava gli elementi fondamentali (sipario, quinte di cartone, ingresso separato degli attori, scene e costumi fatti con vecchi abiti e scialli della madre di Flaubert, nonché scenografie e stesure di testi), erano prese sia da personaggi viventi, noti o comuni, di cui Flaubert coglieva ed enfatizzava i tratti fondamentali, sia da personaggi da lui completamente inventati ; questi ultimi avevano tutti in comune il fatto di essere delle prese in giro della borghesia e del luogo comune, o di essere delle espressioni trasfigurate ed esagerate del grottesco insito in ogni situazione, che da sempre avevano attirato l’attenzione e la curiosità di Flaubert. [N.d.T.]
[2]. A George Sand, 27 luglio 1867. Cfr. anche la lettera di Sand a Flaubert, 6 agosto 1867.
[3]. La si può leggere in Œuvres complètes de Gustave Flaubert, Club de l’Honnête Homme, Paris 1974, t. XII, pp. 243-263.
[4]. Gustave Flaubert, Lettres à sa nièce Caroline, Charpentier, Paris 1922, p. 13, n.1.
[5]. A George Sand, 24 aprile 1873.
[6]. Bruneau, nella nota 4 p. 1546 della sua edizione della Correspondance di Flaubert, rileva che la prima menzione di Cruchard compare nella lettera alla nipote del 3 luglio 1868. In realtà essa risale a due anni prima. Flaubert infatti, in una lettera del marzo-aprile 1866 sempre indirizzata a Caroline, si firma « il tuo tenero zio Cruchard » (si ringrazia il professor Yvan Leclerc per questa precisazione). [N.d.T.]
[7]. Orso delle caverne, Père Cruchard e san Policarpo sono solo alcuni dei tanti soprannomi che si diede Flaubert (o che gli diedero gli amici), con i quali spesso si firmava nelle lettere e si faceva chiamare. Questo vezzo di Flaubert a prima vista giocoso, puerile e divertente, ha a che fare da un lato con la sua propensione alle imitazioni, alle recite, alla caricatura (che risale a sua volta alla più complessa tendenza a calarsi in panni diversi dai propri, caratteristica fondamentale per la creazione dei suoi personaggi), dall’altro con la vicinanza che sentiva per alcuni spiriti vissuti in altre epoche storiche, vicinanza che spesso diventava una vera e propria empatia, al punto di decidere di assumerne scherzosamente nome e caratteristiche. È il caso, per esempio, di san Policarpo e di Cruchard. È da sottolineare infine che uno degli aspetti della natura di Flaubert (e anzi, uno fra qu elli principali), per quanto riflessiva, cinica e pessimista, a volte persino “lugubre”, resta l’ironia, l’amore per lo scherzo. [N.d.T.]
[8]. A George Sand, 30 ottobre 1873.
[9]. A George Sand, 15 marzo 1874.
[10]. Ad Alfred Canel, 8 dicembre 1867.
[11]. « San Policarpo aveva l’abitudine di ripetere, tappandosi le orecchie e fuggendo dal luogo in cui si trovava : “In che secolo, mio Dio !, Voi mi avete fatto nascere !” Io divento come San Policarpo ». Lettera a Louise Colet del 21 agosto 1853. Questa è la prima menzione, nella corrispondenza, del santo, vescovo di Smirne, che diventerà il patrono di Flaubert, e di cui per due anni, nel 1879 e nel 1880, festeggerà insieme ai suoi amici Lapierre l’onomastico, il 27 di aprile. [N.d.T.]
[12]. A Maurice Sand, aprile 1880, in Correspondance, in Œuvres complètes, éd Club de l’Honnête homme, 16 voll., Paris 1971-1975, t. V, p. 351.
[13]. Si veda la nota 4 di Bruneau, nel t. III, p. 1547 della sua Correspondance. Lo studioso si augurava la scoperta del manoscritto Vie et travaux du R.P. Cruchard per sciogliere i dubbi circa la sua datazione e il suo contenuto. [N.d.T.]
[14]. D.J. Colwell, Bibliographie des études sur Gustave Flaubert (1921-1959), Runnymede Books, RHBNC, Egham, Surrey, England TW20 OEX, 1988, p. 104.
[15]. « Al modo stesso in cui, negli esseri viventi, il sangue nutre la carne e determina anche il suo contorno, la sua apparenza esteriore, seguendone razza e famiglia, così, per lui, nell’opera, il contenuto fatalmente impone l’espressione unica e giusta, la misura, il ritmo, tutte le pieghe della forma. Non concepiva assolutamente che il contenuto potesse esistere senza la forma, né la forma senza il contenuto. » (G. de Maupassant, Gustave Flaubert, cit., p. 59). Sottomettersi, quando si scrive, alla disciplina ferrea dello stile, alla ricerca del « mot juste », e del ritmo, significa per Flaubert trovare il modo supremo per dire ciò che s’è scelto di dire, e contemporaneamente trovare appunto l’idea suprema che sta nelle parole, e sotto di esse. Innumerevoli sono le dichiarazioni di Flaubert al riguardo presenti nella c orrispondenza, specie negli anni della stesura di Madame Bovary, in cui nelle lettere alla Colet discute lungamente la sua idea di stile e i suoi principi di scrittura. [N.d.T.]
[16]. M.-J. Durry, Flaubert et ses projets inédits, cit., p. 48. [N.d.T.]